CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

 

Il complesso di San Giovanni Battista si erge sul colle Triavonà, il più alto di Catanzaro. Ivi, a partire dal XVI secolo, vennero fondati nuovi edifici di culto, tra cui, nel 1532, la Chiesa di San Giovanni Battista che, nel 1663, passò in mano ai Padri teresani, creando il proprio convento nella parte posteriore della chiesa.

La chiesa è costruita a pianta longitudinale con una sola navata a croce latina, sormontata da una volta a botte illuminata da finestre a lunetta raffiguranti la croce gerosolimitana dei Cavalieri di Malta, con tre cappelle per lato ed un presbiterio coperto da una cupola. La facciata è scolpita da una serie di capitelli ionici e corinzi, sovrastati da un timpano alla sommità. Il portone dell’ingresso principale è del XVII secolo, bordato ai lati con colonne di pietra verde di Gimigliano, con a capo dei capitelli ionici, mentre al di sopra vi è una nicchia con all’interno la statua di San Giovanni Battista, realizzata a Napoli nel 1632. È decorata, inoltre, da affreschi, realizzati nel 1910 dal pittore crotonese Sesto Bruno con scene della vita del Battista (la predicazione di S. Giovanni e il Battesimo di Cristo) e scene della vita di S. Giovanni Evangelista (l’apocalisse).

Si segnalano all’interno: il cinquecentesco Crocefisso ligneo, e la tela della Madonna di Costantinopoli nel coro; la tela dell’Immacolata del ‘600 e l’Estasi di S. Teresa e il S. Francesco Saverio del ‘700 nel transetto; la tela della Madonna del Carmine e della Salus Populi Romani tra i santi Vitaliano e Giovanni Evangelista del XVIII sec.; le statue settecentesche di S. Francesco di Paola, caratteristica per avere il volto, le mani e i piedi realizzati in cera, di S. Filomena in legno e con abito in velluto di seta verde di manifattura catanzarese; l’ottocentesca statua in cartapesta di S. Giorgio opera dello scultore catanzarese Vincenzo Pignatari.; appartenente alla memoria storica dei Catanzaresei un pregevole busto di S. Giovanni Battista della fine del sec. XVII, affettuosamente denominato un tempo, per le sue ridotte dimensioni e per la particolarità di raffigurare solo per metà il santo, “u muzzuna” cioè il “mozzicone”. Il pavimento della navata del coro, del transetto e delle cappelle laterali, è stato completamente ristrutturato e ridisegnato negli ultimi lavori di restauro, i quali, hanno riportato alla luce, nell’atto di rimuovere il vecchio pavimento in mattonelle di graniglia, una gran quantità di fosse comuni, di tombe nobiliari, di una cisterna scavata nel tufo, di preesistenze murarie ed in particolare, nella cavità di un ambiente ipogeo posto di fronte la cappella della SS. Addolorata, tracce di un affresco raffigurante la Vergine SS. con il Bambino, che, per la presenza di determinate tracce iconografiche sul resto del dipinto, potrebbe essere un’antica raffigurazione della Madonna di Costantinopoli.