IL CALVARIO

 

L’otto marzo del 1832 la Calabria fu devastata da un terribile terremoto. Il sisma colpì anche Petilia Policastro, piccolo paesino dell’entroterra crotonese, provocando ingenti danni e causando la morte di ventinove persone. Gli abitanti del paese decisero, come segno di devozione e di ringraziamento per essere sopravvissuti alla tragedia, di organizzare un pellegrinaggio al Santuario della Santa Spina posto a circa quattro chilometri dal paese tra cerri e castagni secolari. Qui, secondo la tradizione, è custodita una delle spine della Corona di Cristo, ovvero la “Sacra Reliquia”. La storia narra che la Regina di Francia nel 1498 raccoglie in un astuccio d’oro una delle spine che più trafissero il capo di Nostro Signore e la regala, in segno di riconoscenza, al suo confessore Padre Dionisio Sacco, il quale decide di donarla al santuario del suo monastero d’origine: Santa Maria dei Frati. Ma Dionisio Sacco, giunto in Italia, si ammala e prima di spegnersi affida la Sacra Reliquia al confratello e nipote Padre Ludovico Albo affinché raggiungesse il nostro monastero che da allora, sembra, abbia mutato il nome in Santuario della Sacra Spina. Padre Albo raggiunse il cenobio e consegna la Sacra Reliquia ai frati osservanti; il padre guardiano, Nicola Mauro, la prende in consegna e la custodisce in un luogo che oggi viene chiamato oratorio. Avveniva ciò il 22 agosto del 1523. Nello stesso anno l’arcivescovo Santoro sottopone alla prova del fuoco la Sacra

Dopo la funzione i partecipanti aggregati in comitive o singoli, si spargono per il bosco e tradizionalmente consumano la cosiddetta “spesa”, gli ingredienti dei loro pasti solitamente sono: frittata di uova con ricotta (cibo presente fin dall’età protostorica in una Calabria da sempre pastorale), olive “scacciate” e frittura di patate e peperoni. Terminato il pranzo, il corteo si ricompone ai rintocchi vespertini delle campane, ci si reca nuovamente nel sagrato della Chiesa dove sono poste tre croci di ferro, altro simbolo della devozione dei petilini per la Santa Spina, proprio da questo luogo i parroci benedicono il Paese di Petilia Policastro. Al termine di questo tradizionale rito la processione ripercorre il vecchio sentiero, ci si rituffa nella natura di questi luoghi e attraversando nuovamente le vie del Paese si arriva alla Chiesa Di San Francesco dove si conclude la giornata con una celebrazione religiosa.

Con gli anni, il cammino di fede percorso dai pellegrini, alcuni con i piedi scalzi in segno di devozione, spirito di sacrificio e per grazia richiesta o ricevuta, si è arricchito da diverse figure religiose. I personaggi della processione sono vari: innanzitutto, c’è la figura di Gesù Cristo, in costume giudaico di color rosso vivo, simbolo della passione recante una grossa croce nera sulla spalla; 12 personaggi in fila, distanziati l’uno dall’altro aprono il corteo, indossano un saio penitenziale di colore viola e un cappuccio di egual colore e ognuno porta una croce sulla spalla e sulla testa una corona di spine. Il viola nella tradizione cristiana è simbolo della penitenza e questi personaggi rappresentano gli apostoli; due di loro, che rappresentano rispettivamente gli apostoli Giovanni e Simon Pietro, affiancano Cristo; appena dietro la figura di Gesù Cristo c’è un apostolo che indossa anch’egli una tunica viola, ma a differenza degli altri tiene in mano una catena di ferro posta sulla croce di Gesù e a ogni sosta batte tre colpi a significar il suo tradimento. Tale figura rappresenta Giuda.  

Ad affiancare gli apostoli e a scandire il ritmo della processione vi sono i centurioni romani con scudo, elmo e corazza guidati da due personaggi vestiti di bianco e rosso. Tra gli altri personaggi all’inizio della processione troviamo la Veronica che asciuga in un atto di pietà il volto di nostro Signore, la Vergine Maria accompagnata da un nutrito stuolo di pie donne; a seguire troviamo alcune donne e ragazzi che rappresentano il popolo di Gerusalemme. Chiudono la processione, invece, i cittadini di Petilia Policastro.

“U Carivaru” è parte integrante della vita della comunità petilina che al dolore del ricordo dei tragici eventi del 1832 unisce la devozione verso la Santa Spina, protettrice della città. L’evento è occasione per rinsaldare il legame con il paese da parte di tanti petilini emigrati che ritornano da ogni luogo della loro “diaspora” per partecipare alla solenne giornata. “U Carivaru” è ormai patrimonio di Petilia: elemento e simbolo di identità e attaccamento alla propria terra e al passato.

Reliquia per sancirne l’autenticità e per tre volte consecutive essa non brucia.  Da questo momento in poi la Santa Spina divenne un luogo sacro, per questo motivo venne scelto dalla popolazione petilina come meta di pellegrinaggio e di preghiera e luogo in cui recarsi in segno di devozione per il terremoto che devastò gran parte del paese. Il pellegrinaggio si trasformò negli anni in un vero e proprio evento religioso e prese così vita la tradizione del Calvario che si svolge ogni anno il secondo venerdì di marzo. La sera dell’8 marzo, inoltre, nelle case dei petilini si accende la teda, una fiaccola votiva in ricordo delle vittime del terremoto. “U Carivaru”, come è denominato nel dialetto locale, è uno degli eventi più sentiti dalla popolazione petilina durante il quale viene messa in scena la passione di Cristo e rappresenta un momento di grande partecipazione collettiva; lungo le strade di Petilia si snoda una lunga processione che prende il via dalla Chiesa di San Francesco, posta nella parte bassa del Paese e continua per le vie principali di Petilia. Durante il percorso sono poste delle immagini votive dipinte su tela che rievocano i momenti più significativi della passione di Cristo. A ogni sosta è ricordata una delle tappe della via Crucis: il processo di Cristo, l’incontro con le pie donne, l’incontro con la Madonna, le cadute di Gesù lungo il doloroso percorso verso il Golgota, la Veronica, il Buon Samaritano. Giunti, poi, nella parte alta della cittadina, precisamente a Rione Chiatri, nel quartiere di Paternise, la processione si inoltra lungo l’antico sentiero che conduce al Santuario della Santa Spina; un viottolo stretto incassato nella valle del fiume Soleo, la strada scende ripida fino a giungere nei pressi di un antico ponte. Una volta giunti al Santuario, il corteo entra in Chiesa dove viene celebrata la funzione speciale: S. Messa ed Ufficio. Dopo la solenne concelebrazione eucaristica la Sacra Reliquia, preceduta dal Calvario, viene portata all’oratorio, una piccola cappella incastonata tra querceti distante qualche centinaio di metri dalla Chiesa.